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Metodi Previsionali
 
 



Nel 1962, nella prefazione al suo libro “La nuova meteorologia”, Oliver G. Sutton, direttore del “Meteorological Office” britannico, esordiva con la frase:


“La meteorologia è una scienza, la previsione del tempo una professione”

A quale scopo Sutton aveva iniziato la presentazione del suo libro citando in maniera così perentoria e antitetica scienza e professione? Egli aveva avuto l'intuizione che in campo meteorologico i ruoli dello scienziato e del previsore stessero per allontanarsi sempre di più l'uno dall'altro, soprattutto a causa del rapido sviluppo di un nuovo settore della meteorologia, quello dei modelli numerici di simulazione del comportamento fisico dell'atmosfera.


 
 
Sutton aveva perciò percepito l'imminenza di una fase di grande progresso, che stava per interessare le scienze dell'atmosfera.
In effetti, a partire dagli anni '60 - '70, lo sviluppo della meteorologia ebbe un'accelerazione vertiginosa. L’ introduzione delle osservazioni a distanza attraverso l’utilizzo dei primi satelliti meteorologici, la rapida evoluzione dei mezzi di telecomunicazione e l’ aumento della potenza dei sistemi di calcolo, furono fattori determinanti in questo processo di cambiamento, destinato a suggellare per sempre l’inizio della meteorologia moderna.

   
Partendo da un progetto COST (European Cooperation in Science and Technology), a seguito di una convenzione che attualmente è sostenuta da 22 paesi tra cui l'Italia, nel 1973 nacque a Reading (GB) il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF = European Centre for Medium-range Weather Forecasts). Le prime previsioni a medio termine, fornite in tempo reale dal modello di Reading, furono prodotte nel giugno del 1979 e il 1° agosto dello stesso anno ne iniziò l'emissione sistematica giornaliera a scopi operativi.

 
 
Fu proprio il desiderio di avere previsioni applicabili ai più disparati campi di attività e di interesse dell’uomo a dare impulso alla rapida evoluzione dei modelli numerici, a scale spazio-temporali differenti.
 
 


Attualmente, gli usuali metodi previsionali si basano sull’utilizzo di:

  • modelli globali, che interessano l’intera atmosfera e descrivono l’evoluzione del tempo in entrambi gli emisferi, con proiezioni fino a 10 giorni;
  • modelli continentali, che interessano ad esempio l’area euroatlantica, con risoluzione intorno ai 50 km e proiezioni fino a 72 ore;
  • modelli ad area limitata (LAM, Limited Area Model), che interessano aree più circoscritte, spesso a carattere nazionale, con risoluzione orizzontale tra i 10 e i 15 km e proiezioni fino a 36-48 ore;
  • modelli non idrostatici, con risoluzioni orizzontali fino a 3-4 km e proiezioni non oltre le 36 ore.

    Metodi prognostici di maggior dettaglio possono inoltre essere messi a punto per garantire forme di assistenza finalizzate. In questo ambito, l’OMD ha sviluppato innovativi criteri e metodi applicativi di previsione a scala locale; per l’area metropolitana di Milano, ad esempio, è in grado di diversificare sul territorio i campi previsti di temperatura, vento e precipitazioni.
 
 

 

   
 
         
             
 
             
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